Monastero Santissimo Salvatore

Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, Grandate

È molto facile amare Dio, ma è rarissimo che si abbia questa unione con il prossimo. Si dice: "Sì, io lo amo e gli voglio bene", e spesso si mentisce, perché non è vero. È quello che io chiedo di più per voi, sorelle mie, e la cosa che più vi raccomando.

(madre Mectilde de Bar, N 1526 argomenti spirituali diversi)

Tele del Monastero di Tarquinia, rappresentanti episodi della vita san Benedetto

Le uniche informazioni che abbiamo di San Benedetto ci vengono dai “Dialoghi” di San Gregorio Magno papa.

Verso l’anno 480 San Benedetto nasce nei pressi di Norcia, in Umbria, da una ragguardevole famiglia romana. Dopo aver compiuto gli studi fondamentali presso le scuole della cittadina e nel 496-500 si trova a Roma per continuare gli studi.

Secondo la data tradizionale del 476, l’impero romano era crollato alla vigilia della nascita di Benedetto e le successive invasioni barbariche avevano finito per sommergere tutto e creare il caos nel campo socio-politico. E’ qui che Benedetto, molto più maturo spiritualmente dei suoi anni di età, si fa critico e contestatore della realtà in cui vive: decide di troncare il ciclo degli studi, che in realtà gli appariva come un girare a vuoto che non serviva a costruire né l’uomo né tanto meno il cristiano.

Non era però una critica soltanto negativa o una fuga dettata da paura: in realtà S.Gregorio ci fa sapere che egli seguiva un’altra voce misteriosa che gli parlava dentro e lo chiamava per un’altra via, quella della vita monastica. E’ così che il giovane, lasciando Roma si ritira ad Affile, tra Fiuggi e Tivoli, giunge a Subiaco iniziando così la seconda tappa della sua vita. S.Gregorio non è prodigo di notizie su questa fase, ma raccoglie dai discepoli di Benedetto alcuni particolari abbastanza eloquenti, come la tremenda lotta con sé stesso (cfr Dialoghi cap.2), oppure la capacità del saper “abitare solo con sé stesso, sotto gli occhi di Colui che ci vede sempre dall’alto” (cfr Dialoghi cap. 3).

Nella solitudine della grotta di Subiaco è dapprima scoperto casualmente da alcuni pastori, poi anche dai monaci lì attorno, tra i quali quelli di Vicovaro (Tivoli), che dopo averlo voluto come abate tentano di avvelenarlo.

Benedetto ritorna così alla solitudine dello speco a Subiaco e, dopo aver costruito sé stesso di fronte a Dio con l’aiuto della grazia, può aiutare gli altri a realizzare sé stessi secondo il progetto divino, e può soprattutto diventare costruttore di nuove comunità. Fonda nella valle dell’Aniene una dozzina di monasteri. La sua famiglia monastica cresce notevolmente e diviene un centro di irradiazione spirituale. Superate varie difficoltà interiori (tentazioni) ed esterne (minacce di un prete invidioso), può diventare maestro e guida di altri “cercatori di Dio”:

Con alcuni monaci, si reca a Cassino. Siamo nell’anno 529. Dopo un’intensa opera di evangelizzazione, si costruisce un nuovo centro monastico: Montecassino. Il santo si distingue sempre per una vita di preghiera quanto mai intensa e per una dedizione totale ai suoi monaci. Per essi redige una “Regola”. Guida anime accogliendo come ospiti persone di ogni ceto sociale, anche vescovi e laici. Re Totila, re dei Visigoti, incontra il santo a Montecassino dove si reca a fargli visita nel 546. Dopo aver dato inizio a una nuova fondazione monastica, a Terracina, il 21 marzo del 547, o di qualche anno immediatamente successivo, S.Benedetto muore subito dopo aver ricevuto l’Eucaristia. Nel 577, come aveva predetto il santo, per la prima volta viene distrutta Montecassino. Per la quarta volta il monastero sarà raso al suolo il 15 febbraio 1944.

Quando il giovane Benedetto prendeva la decisione di lasciare Roma, gli studi, la famiglia, la carriera, sembrava un transfuga rinunciatario, incapace o pauroso di affrontare la vita. In realtà egli si accingeva a un’impresa molto più ardua ed eroica a cui lo chiamava la Provvidenza: diventare una delle guide spirituali e uno dei costruttori di civiltà per i secoli seguenti.

 

(Introduzione di P.D. PELAGIO VISENTIN osb, a "San Benedetto, un maestro di tutti i tempi - Dialoghi e Regola", Collana Scritti Monastici, edizioni Messaggero di Padova, Abbazia di Praglia, 1981, pg. 11-27)