Monastero Santissimo Salvatore

Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, Grandate

Gesù Cristo nel santissimo Sacramento ripeterà fino alla fine dei secoli: desiderio desideravi manducare vobiscum antequam patiar (Lc 22, 15). E fino a quando ci sarà una sola persona in questo mondo che possa ricevere la sua grazia, Gesù nutrirà un desiderio infinito di attirarla al suo amore mangiando la pasqua eucaristic acon lei. Oh, chi mai potrà comprendere l'ardore di Gesù? (madre Mectilde de Bar, V.E. cap 8)

Per ritrovare gli inizi della storia del nostro monastero bisogna discendere la penisola italica fino a Piedimonte Matese (provincia di Caserta) anticamente detto Piedimonte d’Alife e tornare all'epoca della dominazione Longobarda, che aveva il suo centro, per l'Italia meridionale, in Benevento. Si era nell'anno 770 ed era duca di Benevento Arechi II°. Questi, in territorio “alifano” , donò il terreno e i fondi per la costruzione di una chiesa dedicata al SS.mo Salvatore con annesso monasterium puellarum. Riteniamo sia questo l'atto di nascita del nostro monastero.

Posto sotto la giurisdizione del monastero di S. Vincenzo al Volturno, ne seguì le vicissitudini. Distrutto dalle invasioni arabe, fu in seguito ricostruito dalle monache che avevano trovato rifugio a Benevento.

Questo diede adito a colorite dispute, ora tra il vescovo di Benevento e l'abate di S. Vincenzo al Volturno per la dipendenza amministrativa di SS. Salvatore, ora tra le monache di S. Vittorino e quelle di SS. Salvatore per l'elezione dell'abbadessa.

Verso la fine del 1300 pare che le monache del nostro monastero, a causa delle guerre civili, fossero rimaste solo in 4, per cui ci fu il tentativo di installare al loro posto dei Domenicani.Il progetto però non ebbe seguito e più tardi ritroviamo San Salvatore nuovamente abitato dalle monache e coinvolto dalla attuazione dei decreti del Concilio di Trento riguardo alla clausura.Nel 1700 il Monastero del SS. Salvatore era economicamente prospero, tanto da poter fare dei prestiti al Comune.

Le monache a quell'epoca avevano aperto un educandato probabilmente per le giovani appartenenti alla nobiltà locale.

Di questo periodo è la cronaca di solenni e sfarzose cerimonie di monacazione che divenivano avvenimento cittadino per l'elevato numero di giovani che nello stesso giorno venivano consacrate.

Alla fine del secolo XVIII ebbe inizio però un periodo di declino.

Le conseguenze della Rivoluzione francese si fecero sentire anche per il nostro monastero. Nel XIX° secolo una serie di tagli economici e le leggi dello stato che sopprimevano le corporazioni religiose, condussero il monastero SS. Salvatore alla fine.

Nella storia di salvezza scritta da Dio, questo era però solo un “inverno”, una potatura,una fine che preparava un nuovo inizio. Questo fu nel 1926 ad opera delle Benedettine dell’adorazione perpetua del SS. Sacramento, interpellate dal vescovo della diocesi mons. F. Del Sordo che aveva riavuto dal governo la chiesa del SS. Salvatore e parte dei locali del monastero, a condizione che lì si tenessero attività a beneficio della popolazione.

Fin da principio si dovette quindi unire all'osservanza monastica il servizio educativo nella scuola materna, nella scuola di taglio e cucito per ragazze e nella scuola elementare (che però durò poco). Mantenere personale adeguatamente formato e con regolare diploma per tali attività fu una preoccupazione costante, innanzitutto di Madre Caterina Lavizzari, che doveva mandare monache alla nuova fondazione, e poi delle superiore che dovevano reggere il cenobio.

Dopo Madre Tarcisia Molteni, che fu la prima responsabile della piccola comunità, fu inviata come priora Madre Pia Volontieri fino all'anno 1953.

Passarono, sotto la sua guida, anche i duri anni della seconda guerra mondiale, con sacrifici e fatiche, ma anche con l’entrata di nuove vocazioni che, lentamente, vennero ad aumentare il "piccolo gregge”. Nei pressi del monastero c'era però una cartiera che, con le sue esalazioni, nuoceva alla salute delle monache.

I superiori maggiori, durante le loro visite al monastero, convennero sulla necessità di trasferire la comunità in altro luogo.

Un Gesuita, Padre Luciano Caldiroli, fratello di una monaca, dopo molte ricerche, scovò in Lombardia un'antica villa che poteva essere adattata a monastero. Si trovava a Grandate, in provincia e diocesi di Como.

Nel luglio 1954 la comunità monastica compì il suo esodo da Piedimonte a Grandate. Impiegò tre giorni, facendo sosta a Montecassino, a Roma e a Firenze.

Il 4 Novembre dello stesso anno giunse, dalla Santa Sede, la nomina di Madre Enrica Crespi a guida della neo-trasferita comunità. Questa Madre, che aveva diretto i lavori di sistemazione per la prima accoglienza delle monache, guidò con energia e amore il non facile inserimento nel nuovo tessuto ecclesiale e sociale.

Nel corso del suo priorato fu costruita la nuova chiesa dedicata al SS.Salvatore. Svolse l'incarico di Priora fino al 1977, anno in cui la comunità elesse come superiora Madre Cecilia Greco.

L'arrivo a Grandate segnò per la comunità l'inizio di un tempo di rifioritura. Il numero delle monache arrivò a superare le cinquanta unità, tanto che ci fu un tempo in cui si pensò ad una fondazione. La Provvidenza condusse in altro modo il corso degli eventi e invece di fondare un nuovo monastero, si mandarono alcune monache in aiuto ad altre comunità della nostra federazione che si trovavano in necessità.

Dal 1998 al 2004 si è compiuta ancora una gran quantità di lavori di ristrutturazione per dare al complesso ciò che gli mancava per essere un monastero e cioè una sala capitolare e un chiostro, ma anche per restaurare e ristrutturare le parti più vecchie dello stabile.

Nel 2004, con la partecipazione di Grandatesi e non, di parenti, amici e conoscenti, abbiamo celebrato i primi cinquant’anni di presenza a Grandate.

Nel 2010, dopo 33 anni di priorato, Madre Cecilia ha lasciato l’incarico a Madre Tarcisia Biraghi, che è stata eletta dalla comunità il 22 giugno.