Monastero Santissimo Salvatore

Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, Grandate

Attingete in Dio una riserva di fiducia e chiedetegli perdono dell'oltraggio che gli fate diffidando della sua bontà…Dio è vostro Padre e il vostro Salvatore. Consideratelo così, e non quale tiranno, come sembrate fare…per quanto cattiva siate, Dio è sempre vostro Padre, e ha più bontà per voi di quanta malizia possiate avere.

(madre Mectilde de Bar, N 2004 conversazione familiare, 1 aprile 1694)

La Nuova Chiesa

 

La comunità monastica va crescendo di numero e il coro, che già non consentiva la partecipazione alle celebrazioni che si svolgevano nella Cappella di S. Anna, è ora insufficiente anche a contenere le monache.

La nuova chiesa, già auspicata dal Vescovo Mons. Bonomini, diventa una necessità. Madre Enrica, che con coraggio ormai già da dieci anni è alla guida della comunità, decide che è giunta l’ora di imbarcarsi in quella che sarà l’impresa che le richiederà tanto impegno e sacrifici. Si è individuata l’ubicazione del nuovo tempio: sorgerà parallelo alla strada, per favorire l’accesso dall’esterno, e avrà un “braccio” trasversale, verso l’abitazione delle monache, dove sarà collocato il coro monastico. Intanto, anche per far conoscere l’iniziativa, si pensa di indire una lotteria. Scrivono le monache: “Continua la spedizione a tutti gli amici e conoscenti del Monastero dei blocchetti della lotteria "Pro erigenda ecclesia". Si smaltiscono con tanta facilità e con generoso concorso da parte dei buoni. C’è chi invia offerte superiori al valore del blocchetto. C’è chi non ritorna neppure il blocchetto pur inviando il corrispondente in denaro. Tutti però si raccomandano alle nostre preghiere. Commuove tanta generosità di cuore, ma commuove soprattutto la fede. Che anche a loro Gesù risponda: Sia fatto come hai creduto. E lo dica anche a noi Gesù, donandoci la sua chiesa”.

Cominciano i lavori preliminari. L’11 maggio 1964: “Abbattuto il vecchio pollaio, si procede a spianare tutta la parte di orto che dà sulla strada, questo per far posto alla fabbrica della nuova chiesa, che si vorrebbe realizzare al più presto”.

All’inizio di luglio: “Dopo diversi schizzi parziali, l’architetto Piero Calori ci presenta il progetto completo della nuova chiesa. E’ funzionale e moderno, speriamo passi al vaglio degli organi competenti”.

Si bruciano i tempi. Il 9 luglio 1964 è un: “Giorno solenne; data da tramandare ai posteri; oggi si mette la prima pietra della nuova chiesa. Al mattino messa solenne cantata. Alle 17 tutta la comunità è schierata sul terrazzino che sarà la tribuna della nuova chiesa. Nel piazzale sottostante già si trovano il Sindaco Achille Lucca, l’arch. Calori ed altre personalità, parenti di suore, benefattori e gente del paese. Puntuale come sempre arriva Sua Ecc.za il nostro Vescovo Mons. Felice Bonomini, già in paramenti da cerimonia, è attorniato da sei sacerdoti e da alcuni chierichetti. Inizia il discorso del sig.

Sindaco che si compiace dell’opera di bene del Monastero, quindi il Cappellano Mons. Pietro Ratti fa il sunto di questi dieci anni di vita grandatese, magnificando il Signore. Sua Ecc.za si porta col clero davanti alla pietra, benedice e partendo da qui benedice tutto il perimetro della chiesa che sorgerà, già segnato in precedenza. Quindi si sigilla la pergamena con le firme delle personalità partecipanti e il Vescovo fa un poderoso discorso sulla pietra che è Cristo per la quale sorge con nuove speranze questo tempio”.

Il Sindaco, che tanto amabilmente guarda al nostro monastero, dice fra l’altro: “Porre questa prima pietra è come mettere il germe di una pianta nel solco: in tempo opportuno essa darà i suoi frutti”

E’ una pianta che crescerà molto lentamente: ci vorranno oltre dieci anni per completare l’opera.

Dal diario leggiamo che la giornata viene passata dalle monache in un ritiro personale, nella meditazione dei tanti doni che Dio elargisce e nell’esame della risposta di ciascuna a tanta grazia.

Poi, dopo oltre tre anni: “Uno spettacolo insolito, quasi apocalittico, si offre oggi al nostro sguardo. Infatti sotto i poderosi colpi di un mostro metallico “la draga”, vediamo crollare, quasi scosse da un improvviso terremoto, le pareti delle cascine che sorgono a lato del nostro Monastero. Si sgretolanoin tanti calcinacci che cadono a terra sollevando nuvoloni di polvere che interrompono persino l’opera di demolizione per scarsa visibilità. Finché, nel tardo pomeriggio, l’opera è compiuta e al nostro occhio indiscreto appare il vasto spiazzo che dovrà accogliere le sacre mura della nuova chiesa. E questo ce lo auguriamo presto!”.

Padre Caldiroli, segue costantemente, compatibilmente con i suoi molti impegni, i lavori della chiesa, sia dal punto di vista della funzionalità liturgica, che sotto l’aspetto tecnico e finanziario. Infatti in occasione delle sue visite al Monastero, si incontra a questo scopo, con Nostra Madre, con l’architetto e anche con i responsabili dell’impresa edile.

Sui nostri diari troviamo anche qualche perla. Occorre dire che a ogni inizio d’anno la Madre Priora comunica il pensiero spirituale che ci accompagnerà per tutto l’anno. Nel 1974 c’è stata la crisi del petrolio, con conseguenti restrizioni dei consumi. Forse solo per una coincidenza, il motto per il 1974 era: “Se non bruci d’amore, molti periranno di freddo”.

Il 19 dicembre 1974 leggiamo: “N. Rev.ma Madre (Enrica) ci comunica la lieta notizia che tutto è ormai pronto per l’inizio dei lavori della nuova chiesa. Si parla già dell’inaugurazione per il Natale del prossimo anno. Il Signore ce ne darà la grazia? Speriamo e Deo gratias! Certo, il Signore ne darà la grazia, ma, come sempre accade, non secondo i nostri calcoli, bensì secondo la sua volontà".

Intanto, il 21 gennaio 1975 le escavatrici sono in azione.

Successivamente non abbiamo notizie precise dell’andamento dei lavori; da una lettera, indirizzata alla Madre Priora da un amico del Monastero leggiamo: “Sono contento di sapere da lei che i lavori della chiesa vanno avanti regolarmente. E’

stata una decisione coraggiosa, ma credo che per la comunità ormai era un passo indispensabile. Dopo il Concilio la liturgia non ammetteva più una assemblea nascosta, che non vedeva neppure l’altare! Ormai vedrà, a lavori ultimati, il bene spirituale e morale che tutte vi riscontreranno. Anche per il pubblico (credenti e non) la testimonianza della comunità sarà significativa. Coraggio! Dio aiuterà sempre”.

Si suppone si sia proceduto abbastanza celermente se il 25 dicembre possiamo leggere: “Santo Natale! Che per noi quest’anno ha avuto un’impronta di particolare gioia e di intensa commozione, perché, quasi contro ogni speranza, si è potuta celebrare la Santa Messa di mezzanotte nel coro della nostra nuova chiesa sempre ancora in costruzione…. Il nuovo tempio era pure gremito di gente del paese e tutti si sono sentiti impregnati di quella gioia e di quella luce portate sulla terra dal Divin Redentore”.

E arriviamo finalmente al gran giorno, il 19 settembre 1976: “Giorno di grande festa per il nostro Monastero: Consacrazione della nostra nuova chiesa! Questo rito semplice ma molto suggestivo è stato tenuto da Sua Ecc.za Mons. Teresio Ferraroni Vescovo di Como, presenti, oltre l’intera Comunità, diverse Madri Priore di altre nostre case Benedettine, il Sindaco

Orlando Peverelli, un folto numero di persone della popolazione di Grandate e dintorni. La Santa Messa è stata concelebrata con otto sacerdoti, ed al Vangelo Mons. Vescovo ha tenuto un’omelia appropriata, colta e profonda, facendoci rilevare soprattutto che più della magnificenza del tempio materiale, noi siamo il tempio di Dio e che lo Spirito di

Dio abita in noi, e poiché il tempio di Dio è santo, così deve essere il nostro tempio interiore, costruendolo giorno per giorno in un crescendo di santità e di amore per il Signore. La festa della consacrazione della chiesa è stata un vero successo riuscitissimo, che ha commosso ed entusiasmato tutti, perché ben preparata, soprattutto spiritualmente, da tutte le suore. Grazie o Signore con tutto il cuore! E grazie anche alla carissima Nostra Madre che non ha risparmiato

sé stessa, che ha dato tutte le sue forze fisiche e intellettuali, e tutto il suo cuore e la sua anima, per preparare a tutti, ma specialmente alle sue figlie, questo prezioso gioiello quale è la nostra nuova chiesa ed il nostro magnifico coro. Signore, falle sentire tu la nostra riconoscenza con tutto il nostro filiale affetto”.

L’annuario aggiunge che erano presenti gli operai e il principale, l’architetto, le autorità del paese “e soprattutto il Rev. Padre Caldiroli per la cui opera di sostegno finanziario e tecnico, la chiesa è una felice realizzazione”.

Da allora ogni anno, in Monastero, il 19 settembre si celebra la Solennità della Dedicazione della Chiesa.

Naturalmente restavano da fare alcuni lavori; le vetrate verranno sistemate successivamente, così pure la grata che separa il coro monastico dalla chiesa.

Il Tabernacolo poi sarà collocato soltanto nel 1980.