Monastero Santissimo Salvatore

Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, Grandate

Dobbiamo soltanto abbandonarci in tutte le cose alla sua amabile volontà, senza preoccuparci di altro…a che pro tormentarsi tanto per l'avvenire? Niente accadrà che non sia permesso dalla sua adorabile provvidenza.

(madre Mectilde de Bar, N 2654 conversazione familiare, agosto1694)

Esodo

 

Le monache salirono sul pullman, dove il Vescovo le raggiunse per l’ultima benedizione. “Le campane della parrocchia suonavano a distesa, la macchina si metteva in moto, e i buoni Piedimontesi mandavano ancora cenni di saluto e baci, e poi... allontanandoci si dava inizio al lungo viaggio. Erano le nove del 1° luglio 1954 Anno Mariano!”.

Bisogna dire che per alcune monache si trattava del primo viaggio su un veicolo a motore. Si può ben immaginare l’emozione e l’ebbrezza della velocità! Velocità che non doveva poi essere granché, tenuto conto che il viaggio è durato ben tre giorni. Ma erano pur sempre 900 Km. e non c’era ancora l’autostrada del sole!

La prima tappa è Montecassino. Il monastero, dopo il terribile bombardamento del 1944 è ancora in fase di ricostruzione.

Le monache qui si sentono davvero “nella casa del Padre” e con gioia ammirano le bellezze di quel grande complesso, che lentamente si stanno recuperando dalle macerie. Con squisita ospitalità benedettina viene loro servito il pranzo; poi sono accompagnate in un salone dove ricevono la benedizione del Padre Abate Rea, che consegna a ciascuna un’immagine con la reliquia di San Benedetto. Non c’è tempo per vedere tutto; occorre ripartire perché a Roma c’è l’appuntamento…con il Santo Padre. Si arriva infatti in Piazza San Pietro verso le ore 18, puntuali per questo incontro eccezionale.

Dice la nostra cronista: “due minuti di sosta ansiosa e poi... si muovono i battenti, la finestra si apre e ai nostri occhi è dato poter vedere la cara figura del Bianco Padre! In piazza c’era molta gente che lo accolse con una dimostrazione simultanea e affettuosa di battimani e di grida: Viva il Papa! Sorrideva egli pure, con gesto gentile, e dopo un po’, allargando le braccia, in quell’attitudine che gli è propria, impartiva a tutti la sua benedizione”.

Dopo la Messa celebrata da Padre Caldiroli in San Pietro all’altare di S. Pio X, visita alla Basilica: allo stupore e all’ammirazione per la grandiosità e la bellezza, si aggiunge la gioia di sapersi nel cuore della cristianità.

L’Abate Vannucci saluta e benedice la Comunità; infatti è già l’ora di ripartire.

Strada facendo, breve sosta a Bolsena per una visita alla chiesa che conserva l’altare dove avvenne il miracolo del corporale, ora custodito ad Orvieto.

A Firenze, per l’interessamento del Prof. Giorgio La Pira, le monache sono ospiti della Società San Vincenzo. “Ospitalità squisita, con finezza ed eleganza tutta fiorentina”

Il Prof. La Pira, tra l’altro anche Presidente delle conferenze di San Vincenzo, assente da Firenze perché in Francia per impegni, si fa rappresentare, dal Barone Giovanni B. Maragliano Carazza, dalla segretaria, nonché da una stupenda torta, servita alla fine del pasto. Anche il pernottamento avviene nella stessa sede. Così le monache ricordano il Professore: “Santo benefattore di ogni causa buona, in particolare delle monache di clausura”.

Alle ore 8 di sabato 3 luglio si lascia Firenze, per arrivare verso mezzogiorno a Bologna. Qui Padre Caldiroli aveva prenotato per le monache in un ristorante gestito dalle ACLI.

Le monache sono stupite e riconoscenti nel vedere come questo viaggio si sta svolgendo, e tutto quello che la bontà del Signore ha loro mostrato, ma hanno anche il desiderio di arrivare a destinazione e riprendere la loro vita semplice e nascosta.

Qui a Grandate i cancelli sono aperti dalle 14 e la casa è meta di tutti i bambini del paese. Più tardi arrivano anche le autorità: il Parroco don Giovanni Lazzari,il Sindaco Attilio Lucca, il Segretario Comunale, le Guardie. Arrivano anche

le Suore dell’Asilo con i bambini e tanta, tanta gente. Molti sono assiepati davanti al cancello, altri nel cortile davanti alla Cappella di S. Anna.

Fin dalle 16 le consorelle del Monastero di Ghiffa che tanto avevano lavorato per rendere accogliente la casa, (e che erano in piedi dalle quattro del mattino), sono in Cappella, in preghiera, davanti al SS.mo Sacramento solennemente

esposto. Suor Maria Maffioletti è alla colonna.

Alle 18,50 arriva finalmente il pullman. Si ferma sulla strada; scende per primo Padre Caldiroli, che invita i presenti a fare spazio per consentire al pullman di entrare. Il Parroco saluta con un dolce rimprovero: “Oh Padre Caldiroli, farsi aspettare sì, ma così tanto!” “E’ vero - risponde il Padre -ma sono tre giorni che viaggiamo… E’ stato un viaggio buono. Ringraziamo il Signore!”

Una bambina dà il benvenuto a nome delle Autorità e di tutta la popolazione. In Cappella, già colma di fedeli, Gesù stesso accoglie le monache nello splendore del suo Ostensorio, tra fiori e luci. Possiamo immaginare con quale emozione e riconoscenza si canta il Te Deum. Poi prende la parola il Parroco, che prima legge la lettera del Vescovo di Como Mons. Felice Bonomini già pubblicata sull’”Ordine”, poi esprime la sua gioia per avere avuto il privilegio di ospitare nella sua parrocchia una comunità di claustrali. La breve cerimonia si chiude con la Benedizione Eucaristica.

Uscite le suore, la cappella si riempie di Grandatesi. E Padre Caldiroli prende la parola per raccomandare a tutti le suore che da quel momento sono venute a piantare la loro tenda in mezzo alle loro case.

Al termine del breve discorso un lungo battimani conferma l’assenso della popolazione.