Monastero Santissimo Salvatore

Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, Grandate

Fuggiamo da noi stesse: fuggiamo i nostri umori, fuggiamo le nostre preferenze, fuggiamo i nostri modi di pensare, fuggiamo i nostri desideri, fuggiamo i nostri attaccamenti, fuggiamo da noi stesse in ogni cosa, come da una peste che soffoca l'amore divino; rifuggiamo dal nostro modo di ragionare, rifuggiamo dalle nostre produzioni interiori, rifuggiamo dala nsotra sensibilità.

(madre Mectilde de Bar, V.E. cap. 18, 35)

Madre Cecilia Greco

 

Nacque a Pozzillo (CT) in Sicilia il 17 gennaio 1930.

Ancora giovanissima si sentì attratta dall’ideale monastico ed entrò tra le Benedettine del SS. Sacramento a Catania. Per motivi di salute, con grande rammarico, dovette lasciare il cammino intrapreso. Il Signore aveva altri progetti.

Spostatasi nel nord Italia, dove già risiedevano alcuni suoi familiari, si riaccese per lei la speranza di poter seguire la chiamata alla vita d’adorazione. Il 2 luglio 1952 fu accolta come postulante nel monastero di Ronco Ghiffa.

Il 25 marzo 1953 vestì l’abito religioso e nel dicembre dello stesso anno, mentre era ancora novizia, fu inviata nel monastero SS. Salvatore a Piedimonte. Cominciava appena ad ambientarsi nella nuova comunità quando si prospettò

l’evento dell’Esodo. Tornò così nel nord Italia. A Grandate, con le altre due compagne novizie venute da Piedimonte, il 31

ottobre 1955, pronunciò i voti temporanei. Il 21 novembre 1958 emise la professione perpetua.

Nel 1968 le fu affidato l’incarico di Maestra delle novizie che svolse fino al 1974.

Nel 1975, in seguito alla richiesta di aiuto fatta dal monastero di Genova, fu inviata in quella comunità.

Nel 1977, tornata a Grandate per il capitolo del 31 maggio, risultò eletta quale Priora della nostra comunità. A lei toccò il non facile compito di mediare, in questa famiglia monastica, il trapasso culturale e spirituale che l’evento del Concilio Vaticano II aveva portato, con l’ovvio cambiamento di stile nei rapporti interni alla comunità e il problematico connubio tra autorità e dialogo, obbedienza e corresponsabilità. Continuò, nella linea già iniziata da Madre Enrica, a mantenere il monastero aperto all’accoglienza, cercando di conferire all’ospitalità un taglio sempre più monastico, dando la precedenza a quanti bussano alla porta in cerca di spazi e tempi di preghiera.

Con grande coraggio accettò la proposta del Vescovo di Tivoli Mons. Guglielmo Giaquinta, di avviare una fondazione nella sua diocesi, donando così un inaspettato seguito al primo esperimento di vita monastica fatto da Madre Enrica con alcune monache in una casetta nell’aperta campagna di Castel Madama. Anche quando, costruito il monastero (con l’indispensabile sostegno di Padre Luciano Caldiroli sj), il progetto di fondazione si mutò e lo stabile venne occupato dalla comunità monastica di Genova trasferitasi là, Madre Cecilia continuò a mandare consorelle in aiuto, fino al 1996 quando a Castel Madama fu eletta priora una monaca di Grandate: Madre Rita Bertoncin.

Con un pizzico di audacia e una illimitata fiducia nella Divina Provvidenza, Madre Cecilia continuò poi l’opera di trasformazione della villa in monastero, intraprendendo i lavori necessari per rendere la foresteria più consona alle mutate esigenze degli ospiti e la parte riservata alla clausura monastica più adatta ai ritmi e alle necessità della vita comunitaria. Questo fino all’ultima grande ristrutturazione iniziata nel 1998 e protrattasi per quattro anni, che ha dato al complesso monastico un volto nuovo.

Il mandato priorale di Madre Cecilia, durato 33 anni,si è concluso con il capitolo elettivo del 22 giugno 2010.

Madre Cecilia

di Nostra Signora del SS. Sacramento

(Antonietta Greco)