Monastero Santissimo Salvatore

Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, Grandate

Un’anima umile è il trono di Dio; ma per essere suo trono, occorre avere uno spirito stabile, perché, come una persona non potrebbe star seduta sopra una sedia che si muove, così Dio non può compiacersi in un’anima instabile …

(madre Mectilde de Bar, N 458 conferenza)

Gli inizi

 

Terminata la guerra, nel 1919 il comune di Piedimonte cedette al vescovo di Alife mons. Del Sordo la chiesa del SS. Salvatore. Nell'anno successivo lo stesso presule ottenne anche parte del monastero, alla condizione che in quei locali si creasse una scuola materna.

Nel 1922 Monsignor Del Sordo si preoccupò di cercare aiuti per far rivivere l'osservanza benedettina nell'altro cenobio di Piedimonte , il monastero S. Benedetto, nel quale era sempre rimasta una rappresentanza di religiose, ma che ormai necessitava di nuova linfa. Il suo invito fu raccolto dalla Serva di Dio madre Caterina Lavizzari, Priora delle Benedettine dell'adorazione perpetua del SS.mo Sacramento, del monastero in Ronco di Ghiffa (VB), diocesi di Novara.

Questa era una giovane fondazione, di circa quarant'anni di vita, in espansione numerica e che già aveva aggregato alcuni monasteri benedettini italiani. Anche nel monastero S.Benedetto a Piedimonte fu dunque introdotto il carisma dell'adorazione perpetua e la Regola benedettina riprese vigore.

Nel 1926, il vescovo di Piedimonte, avendo constatato l'esito positivo dell'aggregazione nel cenobio S. Benedetto, chiese a madre Caterina Lavizzari alcune monache anche per il monastero SS. Salvatore. Ella rispose che in quel momento non le era possibile soddisfare tale richiesta. In un secondo tempo inviò alcuni soggetti in più nel monastero S. Benedetto, affinché questo potesse mandare a San Salvatore alcune religiose per aprire la scuola materna e una scuola di cucito per ragazze. Nell'antico monastero che riapriva i battenti furono inviate Madre Tarcisia Molteni come responsabile, due Oblate Regolari, per le attività richieste e sr. Nazarena, una conversa, per preparare i pasti e per gli aiuti necessari.

Inizialmente si faceva vita pendolare, ma verso la fine dell'anno questa piccola comunità poté stabilirsi nell'edificio di San Salvatore, nel quale intanto continuavano i lavori di riparazione. Lentamente anche questo monastero riprese vita , accolse nuove vocazioni che vivevano il "ora et labora" benedettino unito al carisma dell'adorazione.

Madre Caterina Lavizzari