Monastero Santissimo Salvatore

Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, Grandate

E' veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, proclamare sempre la tua gloria, o Signore, e soprattutto esaltarti in questa notte nella quale Cristo, nostra Pasqua, si è immolato. E' lui il vero Agnello che ha tolto i peccati dle mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita. Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale l'umanità esulta su tutta la terra...(Prefazio di Pasqua I)

Tempo di Pasqua, anno B

 

Con la grande veglia pasquale, notte che dà vita al «lietissimo spazio» del giorno di 50,inizia il tempo pasquale, che si compie con la solennità di pentecoste. Un’unica grande celebrazione della risurrezione di Cristo e della vita nuova che ci ha donato con la sua morte e risurrezione.

È Pasqua, Alleluia. Ecco la parola che caratterizza il tempo pasquale, non solo la festa di Pasqua, quella che finisce con il lunedì «dell'angelo», ma della realtà di Pasqua, quella che non finisce mai, perché «Cristo risuscitato dai morti non muore più» (Rm 6,9). È la sigla di tutta la fede cristiana e canto della «speranza che è in noi» (cf 1 Pt 3,15). Poiché essere cristiani vuol dire interpretare la propria esistenza sulla «figura» di Gesù Cristo, crocifisso e risorto. Dice sant'Agostino: «La passione del Signore ci presenta la vita attuale con il suo aspetto di fatica, di tribolazione e con la prospettiva certa della morte. Invece la risurrezione e la glorificazionee del Signore sono annunzio della vita che ci verrà donata. Per questo, fratelli, vi esortiamo a lodare Dio; ed è questo che noi tutti diciamo a noi stessi quando proclamiamo: alleluia! "Lodate il Signore", tu dici a un altro; e l'altro replica a te la stessa cosa» (Dal Commento al Salmo 148).

In questo unico giorno di cinquanta giorni, la liturgia della Parola sottolinea le diverse manifestazione dell’unico volto glorioso del Risorto, l’uomo nuovo che, dopo aver sconfitto per sempre la morte con il suo abbandono all’amore del Padre, fa parte della sua vittoria ogni uomo.

Comunica questa vittoria alle donne che, portate al sepolcro all’alba da un amore ancora non capace di riconoscerlo come il Risorto, diventano le prime testimoni dell’impossibile evento.

La comunica a Pietro e Giovanni fermando la loro corsa affannosa e incredula, alle soglie del mistero insondabile ma presente.

La comunica a Tommaso, il discepolo incredulo, offrendo come prova la sua carne nelle ferite della sua passione.

La comunica ai discepoli di Emmaus, impauriti e sorpresi, come compimento delle promesse dei padri.

La comunica come Pastore che offre la sua vita per tutti.

La comunica identificandosi con la vigna del Padre resa feconda per sempre.

La comunica con il dono del comando di amarci gli uni gli altri come lui ha amato noi.

La comunica sottraendosi ai nostri occhi e affidando ai suoi la missione di portarlo a tutti gli uomini.

La comunica a noi oggi, chiamandoci ad essergli testimoni, donandoci il suo Spirito.

La notizia di questa vittoria riecheggia dalla bocca del Risorto così tutto l’universo si rianima, si ridesta per una speranza mai morta, anche se da lungo assopita. Sì, i nostri peccati sono stati perdonati, la morte non regna più, l’amore di Dio è diffuso nei nostri cuori e dalla pienezza del Risorto abbiamo ricevuto grazia su grazia!