Monastero Santissimo Salvatore

Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, Grandate

 

“O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli dic rescere nella conoscenza del msitero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo , tuo Figlio, che è Dio e vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. AMEN 

(Colletta per la I Domenica del tempo di Quaresima)

Tempo di Quaresima anno C

Il tempo di quaresima, in virtù della Parola che in esso si annunzia a partire dalla celebrazione liturgica, attualizza soprattutto un momento del farsi storia dell'amore di Dio: quello della conversione, come cambiamento di rotta, come novità che incessantemente distrugge sicurezze autonome.

La conversione cristiana è il cambiamento di strada che si intraprende insieme in vista di un incontro, un cammino di liberazione imboccato dall’uomo per andare incontro a Dio e all’altro uomo, ma anche il “convertirsi” di Dio, che si china verso l’uomo per liberarlo, con la potenza della sua Parola di perdono.

Il Signore ci manifesta questo suo piano giorno per giorno, indicandoci le tappe dell’itinerario della nostra salvezza.

In questa Quaresima siamo invitati a lasciarci riconciliare con il Padre, con noi stessi e con gli altri. Il primo passo della riconciliazione consiste nel riconoscere Dio, così come hanno fatto Israele e Gesù nel deserto, così come fa chiunque riconosce il Cristo.

Gesù sul Tabor svela il mistero che si compie in noi nella riconciliazione e alla fine dei tempi. È in Cristo che l’antica alleanza trova compimento.

Dio ha inviato Mosè a liberare il suo popolo, liberazione che si realizza quando l’invito di Gesù alla conversione viene accolto.

Accogliendo l’invento alla conversione, il figlio, fuggito dal Padre, ritorna. È Cristo che lo riconcilia e lo introduce nella casa, nella terra promessa, celebrando come Israele la Pasqua.

Chi diventa conforme a Cristo nella morte al peccato, attraverso il perdono diventa una creatura nuova. A lui è rivolto l’invito di mantenersi in novità di vita: “va’ e non peccare più”.

 

 

ASCOLTATE SORELLE LA PAROLA DI DIO DAL PROFETA ISAIA (Is. 30 1-5.15-18)

Guai a voi, figli ribelli – oracolo del Signore – che fate progetti senza di me, vi legate con alleanze che io non ho ispirato, così da aggiungere peccato a peccato. Siete partiti per scendere in Egitto senza consultarmi, per mettervi sotto la protezione del faraone e per ripararvi all’ombra dell’Egitto. La protezione del faraone sarà la vostra vergogna e il riparo all’ombra dell’Egitto la vostra confusione. Quando i suoi capi saranno giunti a Tanis e i messaggeri avranno raggiunto Canes, tutti saranno delusi di un popolo che è inutile, che non porterà loro né aiuto né vantaggio, ma solo confusione e ignominia. Poiché così dice il Signore Dio, il Santo d’Israele: «Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza». Ma voi non avete voluto, anzi avete detto: «No, noi fuggiremo su cavalli». Ebbene, fuggite! «Cavalcheremo su destrieri veloci». Ebbene, più veloci saranno i vostri inseguitori. Mille saranno come uno solo di fronte alla minaccia di un altro, per la minaccia di cinque vi darete alla fuga, finché resti di voi qualcosa come un palo sulla cima di un monte e come un’asta sopra una collina. Eppure il Signore aspetta con fiducia per farvi grazia, per questo sorge per avere pietà di voi, perché un Dio giusto è il Signore; beati coloro che sperano in lui.

PAROLA DI DIO

 

La nostra vita non trova la salvezza nelle astute alleanze, o in abili manovre, ma nell’ascolto della Parola e nel guardare a Gesù, accettando di convertirci alla fede, all’abbandono al Padre. È Dio che si fa incontro a noi, che ci mette nel cuore e non nella mente la decisione di porci in ascolto e di lasciarci cambiare da lui, di abbandonare le vie che stiamo percorrendo per seguire le sue, di entrare nell’oggi della salvezza.

 

Salmo 105

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,

proclamate fra i popoli le sue opere.

A lui cantate, a lui inneggiate,

meditate tutte le sue meraviglie.

Gloriatevi del suo santo nome:

gioisca il cuore di chi cerca il Signore.

Cercate il Signore e la sua potenza,

ricercate sempre il suo volto.

Ricordate le meraviglie che ha compiuto,

i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,

voi, stirpe di Abramo, suo servo,

figli di Giacobbe, suo eletto.

È lui il Signore, nostro Dio:

su tutta la terra i suoi giudizi.

Si è sempre ricordato della sua alleanza,

parola data per mille generazioni,

dell’alleanza stabilita con Abramo

e del suo giuramento a Isacco.

L’ha stabilita per Giacobbe come decreto,

per Israele come alleanza eterna,

quando disse: «Ti darò il paese di Canaan

come parte della vostra eredità».

Quando erano in piccolo numero,

pochi e stranieri in quel luogo,

e se ne andavano di nazione in nazione,

da un regno a un altro popolo,

non permise che alcuno li opprimesse

e castigò i re per causa loro:

«Non toccate i miei consacrati,

non fate alcun male ai miei profeti».

Chiamò la carestia su quella terra,

togliendo il sostegno del pane.

Davanti a loro mandò un uomo,

Giuseppe, venduto come schiavo.

Gli strinsero i piedi con ceppi,

il ferro gli serrò la gola,

finché non si avverò la sua parola

e l’oracolo del Signore ne provò l’innocenza.

Il re mandò a scioglierlo,

il capo dei popoli lo fece liberare;

lo costituì signore del suo palazzo,

capo di tutti i suoi averi,

per istruire i prìncipi secondo il suo giudizio

e insegnare la saggezza agli anziani.

E Israele venne in Egitto,

Giacobbe emigrò nel paese di Cam.

Ma Dio rese molto fecondo il suo popolo,

lo rese più forte dei suoi oppressori.

Cambiò il loro cuore perché odiassero il suo popolo

e agissero con inganno contro i suoi servi.

Mandò Mosè, suo servo,

e Aronne, che si era scelto:

misero in atto contro di loro i suoi segni

e i suoi prodigi nella terra di Cam.

Mandò le tenebre e si fece buio,

ma essi resistettero alle sue parole.

Cambiò le loro acque in sangue

e fece morire i pesci.

La loro terra brulicò di rane

fino alle stanze regali.

Parlò e vennero tafani,

zanzare in tutto il territorio.

Invece di piogge diede loro la grandine,

vampe di fuoco sulla loro terra.

Colpì le loro vigne e i loro fichi,

schiantò gli alberi del territorio.

Parlò e vennero le locuste

e bruchi senza numero:

divorarono tutta l’erba della loro terra,

divorarono il frutto del loro suolo.

Colpì ogni primogenito nella loro terra,

la primizia di ogni loro vigore.

Allora li fece uscire con argento e oro;

nelle tribù nessuno vacillava.

Quando uscirono, gioì l’Egitto,

che era stato colpito dal loro terrore.

Distese una nube per proteggerli

e un fuoco per illuminarli di notte.

Alla loro richiesta fece venire le quaglie

e li saziò con il pane del cielo.

Spaccò una rupe e ne sgorgarono acque:

scorrevano come fiumi nel deserto.

Così si è ricordato della sua parola santa,

data ad Abramo suo servo.

Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza,

i suoi eletti con canti di gioia.

Ha dato loro le terre delle nazioni

e hanno ereditato il frutto della fatica dei popoli,

perché osservassero i suoi decreti

e custodissero le sue leggi.

Alleluia.