Monastero Santissimo Salvatore

Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, Grandate

Io vedo solo l’attimo presente: quello che segue lo lascio a Dio e sto attenta a non occuparmene. Perché altrimenti non solo perderei la grazia che è racchiusa nel momento presente … Ma in più mi esporrei a mille inquietudini, difficoltà e turbamenti di spirito …

(madre Mectilde de Bar, N 1021 argomenti spirituali diversi)

Le caratteristiche particolari che ci vengono dal carisma di Madre Mectilde de Bar sono due: l’adorazione perpetua e la riparazione.

 

ADORAZIONE: l’intuizione di Madre Mectilde si fonda sul senso di grande stupore e meraviglia nel vedere l’amore di Dio. Egli non solo ha voluto salvare l’uomo con l’Incarnazione e la donazione di sé fino alla morte di croce, ma ha escogitato un mezzo per continuare tutto questo nel tempo. L’Eucaristia, infatti, è la possibilità di incontro con la Pasqua di Gesù offerta a tutti i tempi e agli uomini di ogni tempo. Per rispondere a questo amore così incomprensibile, il meno che si possa fare, per la Madre, è buttare la propria vita in un gesto che sia altrettanto gratuito e pieno d’amore. Ecco l’idea di imitare la perennità dell’amore di Cristo, con la perpetuità dell’adorazione: giorno e notte Cristo resta con noi e giorno e notte noi vogliamo essere presenti alla sua presenza, per riconoscere che solo da lì, da quel suo amore che si dona continuamente, sgorga la vita. Però l’adorazione perpetua non è costituita solo dalle ore che si passano davanti al tabernacolo. Quelle sono il via per un’organizzazione della giornata che sia tutta una continuazione della celebrazione eucaristica. In ogni attività bisogna portare lo spirito di adorazione, lo spirito di donazione gratuita che l’Eucaristia insegna. Perciò, ad ogni ora chi è in chiesa ad adorare, suona cinque colpi di campana e, in qualunque luogo ci si trovi si sospende quel che si sta facendo e ci si mette in contatto con un momento di preghiera, con Cristo che, nell’Eucaristia, continua a offrire la propria vita per la vita del mondo.

 

RIPARAZIONE: La Madre però vede che questo amore appassionato di Dio è spesso rifiutato e l’Eucaristia, sacramento di quest’amore, è da molti ignorata, disprezzata ed anche profanata. Ella comprende che il peccato, la pretesa di auto-realizzazione dell’uomo, è il male più grande per l’umanità. Dio non può togliere all’uomo la libertà che Egli stesso gli ha dato. Non gli resta che farsi schiavo per amore dell’uomo e continuare ad amare l’uomo anche nel suo rifiuto. La solidarietà con l’uomo peccatore porta Cristo fin nel punto di sentirsi abbandonato dal Padre, così da condividere gli effetti di quella morte che è la più dolorosa per l’uomo cioè la morte spirituale. La riparazione dice appunto la nostra disponibilità a condividere con Cristo la sua vita pasquale, cioè il suo amarci “fino alla fine” “fino in fondo”, fino ad accettare la morte perché l’uomo abbia la vera vita; fino ad accettare il buio perché gli uomini abbiano la luce della grazia, fino ad essere il rifiuto di tutti affinché gli uomini possano accogliere l’amore del Padre. Questo avviene per noi quando accettiamo di fare la verità in noi stessi e quando accettiamo che lo Spirito tagli, in noi per primi, le radici del male, ma non per un’operazione di abbellimento spirituale personale, ma in solidarietà, sapendo di trovarci, davanti a Dio, non soli, ma con accanto chi non crede, chi non sa perdonare, chi ha l’odio e il rancore che rodono dentro come un cancro …. In una sola frase si potrebbe dire che la riparazione ha come sottofondo le parole di S. Paolo: “vorrei essere io stesso anatema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli”. Praticamente, l’adorazione perpetua e la riparazione sono l’esplicazione dei “due sguardi” di Gesù. Mectilde de Bar dice che Gesù nell’Eucaristia è sempre rivolto al Padre per glorificarlo ed è, contemporaneamente, sempre rivolto all’uomo peccatore per salvarlo. Il carisma eucaristico è dunque una continua conformazione a questi due atteggiamenti di Gesù. Questa non è comunque un’aggiunta a tutto quanto l’essere monache benedettine comporta: l’adorazione perpetua è un modo di vivere quell’unificazione in Dio che il monachesimo propone e la riparazione si inserisce nel voto di conversione e nel grande impegno della lotta spirituale che ha sempre accompagnato il monaco.