Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento

Monastero SS. Salvatore, Grandate

In monastero
             lunedì - martedì - mercoledì - venerdì - sabato: celebrazione Eucaristica, ore 7.30
             giovedì e domenica: celebrazione Eucaristica, ore 9.00
             Orario della preghiera comunitaria della Liturgia delle Ore
             Tutti i sabato sera, alle ore 20.30, la comunità monastica celebra l'ufficio di lettura in preparazione alla liturgia domenicale.


Incontro oblati _ prossimo incontro: Domenica 10 luglio

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Commento alla Liturgia della Parola

XIV DOMENICA DEL TEMPO PER ANNUM – Anno C
(Is 66, 10-14c; Salmo 65; Gal 6,14-18; Lc 10, 1-12; 17-20)
«Pregate il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Lc 10,2).
Chissà quante volte ci sarà sembrato di ascoltare e accogliere con generosità questo invito del Signore, impegnandoci a pregare, sì…ma sempre per gli altri, perché noi siamo già “a posto” e ci pare ovvio che siano sempre gli altri quegli operai che il Signore vuole mandare.
E se invece il Signore stesse pensando proprio a noi mentre cerca i suoi operai?
In questo caso, la situazione si ribalta e viene a toccarci più da vicino: anche ciascuno di noi, con il sostegno della preghiera di tanti, vicini o lontani, è desiderato, atteso, chiamato e mandato dal Signore che, nonostante tutto, conta su di noi per dare compimento al regno dei cieli che Lui ha inaugurato con la sua venuta e che continua giorno per giorno nell’opera della sua Chiesa.
Il Signore sa bene che l’uomo ha più bisogno di testimoni che di maestri, per cui non ci manda allo sbaraglio, anzi, nelle letture e nella pagina di Vangelo di questa Domenica ci offre alcune indicazioni preziose.
Innanzitutto, invita i suoi figli (e quindi ciascuno di noi) a sentirsi profondamente amati da Dio, da quel Dio che ci ama, ci nutre, ci porta in braccio, ci accarezza e ci consola con la tenerezza di una madre che tiene in braccio il suo bambino (cfr. Is 66,10-14c) e che ha già scritto i nostri nomi nei cieli (cfr. Lc 10,20).
Scoprendosi amato da un Dio che ha sempre gli occhi aperti su di noi, che è papà e più ancora è madre (cfr. Giovanni Paolo I, Angelus, Domenica 10 Settembre 1978), ogni discepolo si sente oggetto di un amore intramontabile e non può tenere solo per sé un Dono così grande, per cui è chiamato a portare anche ai suoi fratelli la pace e la gioia (= il Vangelo) che gli riempiono il cuore e la vita intera.
Come? Senz’altro non solo dicendo di credere, ma cercando di essere credibile. Il Vangelo non può essere annunciato solo a parole…è necessaria la testimonianza della vita, del Vangelo vissuto nel quotidiano che da ‘terribile’ (come viene spesso definito) può diventare straordinario.
Ogni discepolo autentico deve mostrare con i fatti, con le sue scelte e con i suoi comportamenti la pace e l’amore dei nemici che va predicando nel nome di Gesù, non deve distrarsi dal suo compito perdendo tempo in cose inutili, ma deve vivere sempre la sua missione in un contesto comunitario (a due a due…perché non si può mai essere felici da soli!), nella preghiera, nella consapevolezza che possiamo condividere già oggi da figli di Dio e fratelli di Gesù la speranza di una gioia che sarà vissuta in pienezza nel cielo, da dove satana cade come la folgore.
La delicatezza del Signore e dei suoi discepoli, inoltre, si esprime in particolare verso i malati, verso chi si trova in una condizione di particolare debolezza e fragilità, verso chi si riconosce “bisognoso del medico” (cfr. Mt 9,12) ed è particolarmente sensibile e pronto a intuire quanto la croce (ingombrante e scomoda, ma sempre salvifica) sia il nostro unico vanto (cfr. Gal 6,14): ai malati per primi va annunciato il regno di Dio!
E se il nostro annuncio nel nome di Gesù venisse respinto? Il Vangelo dice che a chi lo rifiuta accadrà peggio che a Sodoma, che significa “luogo della tristezza”: non si tratta né di un castigo né di una maledizione da parte di Dio, ma della diretta conseguenza dell’aver rifiutato il dono della pace che è pienezza di ogni bene.

Il Signore ci liberi dal timore di essere rifiutati e dalla vanità che è frutto dei successi ottenuti e, piuttosto, aiuti ciascuno di noi a accogliere/trasmettere la gioia di chi è chiamato a condividere con Lui la propria vita!

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Vita monastica

A. J. HESCHEL, Il Sabato. Il suo significato per l'uomo moderno, Milano, Garzanti, 2001

Il Dio d’Israele è il Dio degli eventi: il Liberatore dalla schiavitù, il Rivelatore della Torà, che si manifestava negli eventi storici, che ha donato al suo popolo il Sabato per santificarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutti i sensi. In questo giorno le ore non si incalzano l’una con l’altra, non si è presi nella corsa o dalle vicissitudini che incombono sulla vita, ma ci si ferma per fare propria la presenza di un momento eterno, per ritrovarsi partecipi di una benedizione. Così il Sabato non è tempo di ansia o di preoccupazione personale, non è tempo per ricordare i peccati, ma è un giorno fatto per la lode .

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Assaggi di Grazia

...Il valore che sei dipende dal dono di te davanti a Dio, lui ha un altro criterio di giudizio. Di solito non gli interessa quanto produci, quanto guadagni, quanta influenza puoi avere, ma come sei, come ami e se il tuo cuore è libero di donarsi... (cfr Carne di donna, Simona Segoloni) 

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Monastero SS Salvatore - via Giovanni Paolo II n.1 - Grandate - 22070 - Como - infobenedettinegrandate@gmail.com

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