Monache Benedettine dell'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento

Monastero SS. Salvatore, Grandate

In monastero
Sabato 19 novembre, ore 20.30, Ufficio di lettura per la Solennità di Cristo Re
Domenica 20 novembre, ore 20.30: Laudemus Virginem 

Mercoledì 7 dicembre Adorazione comunitaria con l'Ufficio di Lettura per la Solennità dell'Immacolata (scarica le date)

             Martedì 26 luglio, a due giorni dalla partenza per il Paradiso di Suor Agnese, il Signore ha bussato ancora alla porta del nostro Monastero per stringere nel Suo abbraccio eterno la nostra carissima Suor Maria Bernardetta di Nostra Signora di Lourdes (Gioconda Zullo).(scarica la vigilia)

             Domenica 24 Luglio 2022, la nostra sorella suor Agnese del Divino Agnello (Rosanna Coluccini), mentre la comunità si apprestava a celebrare la Liturgia eucaristica domenicale, è stata chiamata alla Liturgia del cielo. (scarica la vigilia)

             lunedì - martedì - mercoledì - venerdì - sabato: celebrazione Eucaristica, ore 7.30
             giovedì e domenica: celebrazione Eucaristica, ore 9.00
             Orario della preghiera comunitaria della Liturgia delle Ore
             Tutti i sabato sera, alle ore 20.30, la comunità monastica celebra l'ufficio di lettura in preparazione alla liturgia domenicale.

Proposte e iniziative per un Ultimo dell'anno un poco diverso (scarica locandina)


Incontro oblati _ domenica 13 novembre
                          INSIEME AI NOSTRI OBLATI SIAMO IN FESTA per DUE NUOVE OBLAZIONI E cinque DOMANDE

La nostra pagina facebook

In Parrocchia 
www.parrocchiagrandate.it
Parrocchia S. Bartolomeo . Via Giovanni XXIII · 3 · Grandate · (CO) · 22070 · ITALIA
info@parrocchiagrandate.it

In Dioecesi 
www.diocesidicomo.it

Studio Teologico Benedettino, STBI 
www.benedettineitaliane.org/newsletter

Commento alla Liturgia della Parola

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, anno C

Lo scorrere del tempo ci porta alle soglie del termine dell’anno liturgico e le Letture di questa 33ª domenica del tempo ordinario ci fanno riflettere sulla nostra finitudine e quella del mondo. Sì, siamo creature, e con noi tutto il creato, che hanno limiti di spazio e di tempo e siamo destinati ad avere una fine, ma anche un fine e questo c’impedisce di cadere nella tristezza e nella depressione, perché la nostra storia è nelle mani del Signore che veglia e la conduce all’immortalità.
La 1ª Lettura è un breve brano tratto dal libro del profeta Malachia dove il Signore annuncia l’arrivo di un giorno diverso dagli altri, rovente come un forno. È il fuoco che accompagna l’apparire di Dio nella storia d’Israele, dal roveto ardente al monte Oreb e pure nella Pentecoste. Il fuoco, simbolo di distruzione, ma anche di potenza e forza che ben poco l’uomo può fare per fermarlo (pensiamo agli incendi che anche quest’anno hanno devastato ingenti porzioni di boschi e foreste in diverse parti del mondo). Ecco arriva quindi il giorno del Signore dove si manifesterà la sua giustizia bruciando tutti i malvagi con le loro malvagità, il fuoco, infatti, ha anche la funzione di purificare, mentre per i buoni la sua giustizia sarà come sole benefico che scalda, illumina e dà vita. Il sole di giustizia è anche uno degli appellativi che i primi cristiani usano per indicare il Signore Gesù e che ha influenzato la scelta del giorno del Natale. Il giorno del Signore viene quindi non per porre fine a tutto, ma per una selezione tra ciò che è destinato a perire e ciò che deve continuare ad esistere e il criterio sono le opere di giustizia, quelle guidate dalla legge di Dio, dalla carità.
Gesù nel Vangelo riprende il discorso della fine, prendendo lo spunto dall’elogio che sente sulla bellezza del tempio di Gerusalemme e non vi si associa, ma preannuncia che di tutta quella magnificenza non rimarrà nulla perché sarà distrutta (accadrà dopo alcuni anni per mano dei Romani). Tra gli uditori sorge quindi la domanda su quando tutto questo avverrà, lui è il Maestro, deve sapere quando sarà il tempo della distruzione, della fine di Gerusalemme, ma a questa curiosità Gesù non risponde. Invita invece a non lasciarsi ingannare da persone e fatti che preannunciano questa fine, infatti, quante guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie, pestilenze si sono succedute nei due millenni dalla morte di Cristo, e il mondo è ancora qui, cambiato, certo, com’è cambiata l’umanità che lo abita, quindi non sono gli sconvolgimenti a cui assistiamo anche oggi che indicano la fine, anche se sappiamo con certezza che avverrà. Gesù poi, proseguendo il discorso, si rivolge ai presenti prospettando non un futuro ipotetico, ma reale; è il presente vissuto dai primi cristiani perseguitati, accusati, imprigionati e messi a morte per la fede in Cristo. Queste parole sono un incoraggiamento ad affrontare la prova, sicuri che il Signore è con loro, li assiste e non periranno perché perseveranti nella fede e nella testimonianza. Gesù oggi c’invita a vivere bene il presente, anche se difficile, perché è qui che si costruisce il nostro futuro eterno, occorre ravvivare la fede in Lui, senza lasciarsi distogliere da false dottrine (quante ne circolano anche ora) e vivere da cristiani, il resto è nelle mani provvidenti di Dio. A questa concretezza dell’oggi ci esorta anche S. Paolo nel brano della seconda lettera ai Tessalonicesi (2ª Lettura), quando sollecita a lavorare per guadagnarsi il proprio nutrimento, perché il tempo ci è dato non per vivere da sfaccendati e fannulloni, ma operosi nella fede e nella carità, e la prima carità è cercare, nel limite delle nostre possibilità, di non essere di peso agli altri, ma lavorare mangiando così il frutto delle nostre fatiche. Pensiamo sì alla fine, nostra e del mondo che è certa, anzi questa certezza ci deve accompagnare, ma per essere vigili nel tempo presente e viverlo bene trafficando i nostri doni, umani e spirituali, prima di tutto quello della fede in Cristo ricevuta nel battesimo. S. Paolo il grande innamorato di Cristo è stato anche e proprio per questo l’apostolo instancabile che non ha risparmiato fatiche per portare il Vangelo ai pagani tra incomprensioni e persecuzioni e c’invita ad imitarlo, oggi.
Vedi tutto...

Vita monastica

A. J. HESCHEL, Il Sabato. Il suo significato per l'uomo moderno, Milano, Garzanti, 2001

Il Dio d’Israele è il Dio degli eventi: il Liberatore dalla schiavitù, il Rivelatore della Torà, che si manifestava negli eventi storici, che ha donato al suo popolo il Sabato per santificarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutti i sensi. In questo giorno le ore non si incalzano l’una con l’altra, non si è presi nella corsa o dalle vicissitudini che incombono sulla vita, ma ci si ferma per fare propria la presenza di un momento eterno, per ritrovarsi partecipi di una benedizione. Così il Sabato non è tempo di ansia o di preoccupazione personale, non è tempo per ricordare i peccati, ma è un giorno fatto per la lode .

Vedi tutto...

Assaggi di Grazia

...Il valore che sei dipende dal dono di te davanti a Dio, lui ha un altro criterio di giudizio. Di solito non gli interessa quanto produci, quanto guadagni, quanta influenza puoi avere, ma come sei, come ami e se il tuo cuore è libero di donarsi... (cfr Carne di donna, Simona Segoloni) 

Vedi tutto...

Monastero SS Salvatore - via Giovanni Paolo II n.1 - Grandate - 22070 - Como - infobenedettinegrandate@gmail.com

Site was created with Mobirise