Assaggi di grazia

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«Auguro a tutti una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti». (papa Francesco)

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...quando si guarda all'intenzione di Dio, la grazia è più originale del peccato... (E. Johnson, "Vera nostra sorella", GDT 313, ed Queriniana, Brescia 2013)

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Scrisse Hegel nella Fenomenologia dello spirito del 1807:
La vita dello Spirito, invece, non è quella che si riempie d'orrore dinanzi alla morte e si preserva integra dal disfacimento e dalla devastazione, ma è quella vita che sopporta la morte e si mantiene in essa. Lo Spirito conquista la propria verità solo a condizione di ritrovare sè stesso nella disgregazione assoluta. Lo Spirito è questa potenza, ma non nel senso del positivo che distoglie lo sguardo dal negativo, come quando ci sbarazziamo in fretta di qualcosa dicendo che non è o che è falso, per passare subito a qualcos'altro. Lo Spirito è invece questa potenza solo quando guarda in faccia il negativo e soggiorna presso di esso. Tale soggiorno è il potere magico che converte il negativo nell'essere. (J. Moltmann, "Il Dio vivente e la pienezza della vita", ed Queriniana, Brescia, 2016, p. 41)

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Dice Hannah Arendt: La libertà non consiste nel poter fare qualcosa, non sta neppure nelle molte possibilità che abbiamo. Sussiste nel fatto che noi stessi prendiamo l'iniziativa e cominciamo qualcosa di nuovo con le capacità e le possibilità che abbiamo a disposizione. Detto in parole semplici: per diventare vivi si deve saper incominciare qualcosa con la propria vita. (J. Moltmann, "Il Dio vivente e la pienezza della vita", ed Queriniana, Brescia, 2016, p. 113-114)

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Dio ama? Possiamo attribuire a Lui l’amore? Il concetto di amore non implica forse quello di indigenza? E Dio potrebbe mancare di alcunché? ...
- L’istante che desta l’amore è il suo primo istante … Ma in lui stesso, sulla stretta tavola della sua istantaneità, non c’è spazio per alcun bisogno; l’amore, nel momento in cui è, è totalmente ricolmo e compiuto, l’amore dell’amante è sempre “felice”, chi potrebbe mai dirgli che ha ancora bisogno di qualcosa, oltre che … di amare?
- “Dio ama” … è il gioco fuggevole, inesauribile dell’espressione del volto, il guizzo luminoso, sempre giovane, che percorre i lineamenti eterni.
- “Dio ama” è il più puro presente: l’amore stesso non sa se mai amerà, anzi neppure sa se ha mai amato.
- L’amore di Dio è sempre tutto nell’istante e nel punto in cui egli ama, e solo nell’infinità del tempo … raggiunge un punto dopo l’altro e anima il Tutto.
- Il suo amore si muove attraverso il mondo con un impulso sempre fresco. Esso è sempre nell’oggi e tutto nell’oggi, ma ogni morto “ieri”, ogni morto “domani” viene a suo tempo inglobato in questo “oggi” vittorioso; questo amore è l’eterna vittoria sulla morte; la creazione, che la morte corona e conclude, non può tenere testa all’amore, deve arrendersi ad esso ogni istante e perciò, alla fine, anche nella pienezza di tutti gli istanti, nell’eternità. (Franz Rosenzweig, pensieri da “La stella della Redenzione”) 

Monastero SS Salvatore - via Giovanni Paolo II n.1 - Grandate - 22070 - Como - infobenedettinegrandate@gmail.com

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