Assaggi di grazia

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BENEDETTO
Come Amati Figli di Dio, noi siamo benedetti.
In latino benedire è benedicere. La parola “benedizione” significa letteralmente: parlare (dictio) bene (bene) o dire cose buone di qualcuno.
Dare a qualcuno una benedizione è la più significativa sicurezza che possiamo offrire. È più che una parola di lode o di apprezzamento, è più che indicare i talenti o le buone azioni di qualcuno; è più che porre qualcuno in luce. Dare una benedizione è confermare, dire “sì” al fatto che una persona è Amata. È più che questo: dare una benedizione crea la realtà della quale la benedizione parla.
Le benedizioni che diamo gli uni agli altri sono espressioni della benedizione che riposa su di noi da tutta l’eternità. È la più profonda conferma del nostro vero io. Essere scelti non è sufficiente. Abbiamo anche bisogno di una continua benedizione che ci consenta di ascoltare, in modo sempre nuovo, che apparteniamo ad un Dio amorevole, che non ci lascerà mai soli, ma che ci ricorderà sempre che ad ogni passo della vita siamo guidati dall’amore.
Anche Gesù, ascoltò quella benedizione, dopo che Giovanni Battista l’ebbe battezzato nel Giordano. Una voce venne dal cielo dicendo: «Tu sei il mio Amato, in te mi sono compiaciuto». Fu una benedizione e fu quella benedizione a sostenere Gesù attraverso tutte le lodi e le accuse, l’ammirazione e la condanna che seguirono nella sua vita. Come Abramo e Sara, Gesù non perse mai l’intima conoscenza che egli era “colui che era benedetto”.
Per sentire la benedizione dobbiamo coltivare la presenza. Con questo intendo dire di porgere attenzione alle benedizioni che giorno dopo giorno, anno dopo anno, ti arrivano. La gente dice spesso buone cose di noi, ma noi ci passiamo sopra con osservazioni del tipo: «Oh, non dirlo neanche, dimenticatelo, non è nulla...», e così via. Queste osservazioni possono sembrare espressioni di umiltà, ma in realtà, sono segni che non siamo veramente presenti per ricevere le benedizioni che ci sono date.
La benedizione del povero che ci ferma per strada, la benedizione delle gemme degli alberi e dei fiori freschi che ci parlano di una nuova vita, la benedizione della musica, della pittura, della scultura e della architettura, ma soprattutto le benedizioni che ci vengono attraverso parole di gratitudine, incoraggiamento, affetto e amore. Queste molte benedizioni non hanno bisogno di essere inventate. Sono qui, ci circondano da ogni parte, ma dobbiamo essere presenti e riceverle. Esse non si impongono a noi. Sono il dolce ricordo della bella, forte, ma nascosta voce di colui che ci chiama per nome e dice cose buone di noi.
La caratteristica di coloro che sono benedetti è che, ovunque essi vadano, dicono sempre parole di benedizione. È sorprendente come sia facile benedire gli altri, dire cose buone a loro e di loro, far emergere la loro bellezza e verità, quando tu stesso sei in contatto con questa realtà. Il benedetto benedice sempre. E la gente vuole essere benedetta! ("Sentirsi amati", di Henri J.M. Nouwen))

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«Auguro a tutti una bella strada nella scuola, una strada che faccia crescere le tre lingue che una persona matura deve sapere parlare: la lingua della mente, la lingua del cuore e la lingua delle mani. Ma, armoniosamente, cioè pensare quello che tu senti e quello che tu fai; sentire bene quello che tu pensi e quello che tu fai; e fare bene quello che tu pensi e quello che tu senti». (papa Francesco)

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...quando si guarda all'intenzione di Dio, la grazia è più originale del peccato... (E. Johnson, "Vera nostra sorella", GDT 313, ed Queriniana, Brescia 2013)

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Scrisse Hegel nella Fenomenologia dello spirito del 1807:
La vita dello Spirito, invece, non è quella che si riempie d'orrore dinanzi alla morte e si preserva integra dal disfacimento e dalla devastazione, ma è quella vita che sopporta la morte e si mantiene in essa. Lo Spirito conquista la propria verità solo a condizione di ritrovare sè stesso nella disgregazione assoluta. Lo Spirito è questa potenza, ma non nel senso del positivo che distoglie lo sguardo dal negativo, come quando ci sbarazziamo in fretta di qualcosa dicendo che non è o che è falso, per passare subito a qualcos'altro. Lo Spirito è invece questa potenza solo quando guarda in faccia il negativo e soggiorna presso di esso. Tale soggiorno è il potere magico che converte il negativo nell'essere. (J. Moltmann, "Il Dio vivente e la pienezza della vita", ed Queriniana, Brescia, 2016, p. 41)

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Dice Hannah Arendt: La libertà non consiste nel poter fare qualcosa, non sta neppure nelle molte possibilità che abbiamo. Sussiste nel fatto che noi stessi prendiamo l'iniziativa e cominciamo qualcosa di nuovo con le capacità e le possibilità che abbiamo a disposizione. Detto in parole semplici: per diventare vivi si deve saper incominciare qualcosa con la propria vita. (J. Moltmann, "Il Dio vivente e la pienezza della vita", ed Queriniana, Brescia, 2016, p. 113-114)

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Dio ama? Possiamo attribuire a Lui l’amore? Il concetto di amore non implica forse quello di indigenza? E Dio potrebbe mancare di alcunché? ...
- L’istante che desta l’amore è il suo primo istante … Ma in lui stesso, sulla stretta tavola della sua istantaneità, non c’è spazio per alcun bisogno; l’amore, nel momento in cui è, è totalmente ricolmo e compiuto, l’amore dell’amante è sempre “felice”, chi potrebbe mai dirgli che ha ancora bisogno di qualcosa, oltre che … di amare?
- “Dio ama” … è il gioco fuggevole, inesauribile dell’espressione del volto, il guizzo luminoso, sempre giovane, che percorre i lineamenti eterni.
- “Dio ama” è il più puro presente: l’amore stesso non sa se mai amerà, anzi neppure sa se ha mai amato.
- L’amore di Dio è sempre tutto nell’istante e nel punto in cui egli ama, e solo nell’infinità del tempo … raggiunge un punto dopo l’altro e anima il Tutto.
- Il suo amore si muove attraverso il mondo con un impulso sempre fresco. Esso è sempre nell’oggi e tutto nell’oggi, ma ogni morto “ieri”, ogni morto “domani” viene a suo tempo inglobato in questo “oggi” vittorioso; questo amore è l’eterna vittoria sulla morte; la creazione, che la morte corona e conclude, non può tenere testa all’amore, deve arrendersi ad esso ogni istante e perciò, alla fine, anche nella pienezza di tutti gli istanti, nell’eternità. (Franz Rosenzweig, pensieri da “La stella della Redenzione”) 

Monastero SS Salvatore - via Giovanni Paolo II n.1 - Grandate - 22070 - Como - infobenedettinegrandate@gmail.com

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