Entrata chiesa del monastero
La veste della Sposa

IL 19 SETTEMBRE (domenica scorsa) a Grandate presso il monastero delle Benedettine si è celebrato l’anniversario della dedicazione della chiesa. Ogni chiesa fatta di pietre è come la veste della sposa, della Chiesa di Cristo che è viva e, attraverso i secoli, tra le vicende della storia cammina. Ogni chiesa-edificio è strettamente legata alla comunità di persone che la abita, e al tempo in cui è stata edificata. Costituisce il segno visibile di quella tessitura di eventi, che costituiscono la storia della Chiesa.
L’occasione di questa festa della dedicazione ci ha fatto rileggere una serie di elementi che potrebbero sembrare solo coincidenze ma che sono come un filo rosso che ha percorso i secoli ed ora sta per cucire insieme due comunità. Tanto tempo fa, nell’ottavo secolo, i Longobardi avevano fondato, nel ducato di Benevento, due monasteri gemelli. In essi le monache vivevano secondo la regola di san Benedetto. Uno di essi era dedicato al santissimo Salvatore: lo riteniamo la prima culla della nostra comunità.
Nel 16° secolo venne il concilio di Trento e diede precise norme per la costruzione delle chiese. Il nostro monastero, dalla periferia, fu trasferito dentro l’abitato di Piedimonte (in provincia di Caserta) e una nobildonna, certa Caterina Casta Paterno fece costruire per esso una chiesa: un gioiello del Barocco napoletano. Essa aveva, al centro delle proprie volumetrie, come punto di convergenza, il tabernacolo, luogo della conservazione dell’Eucaristia, proprio come prevedeva il concilio. Nello stesso anno (1653) in Francia, un’altra donna Caterina di Battesimo e Mectilde da monaca, ha dato origine ad una famiglia di Benedettine che avevano una forte connotazione Eucaristica.
Quasi trecento anni dopo, alcune monache di queste, le Benedettine dell’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, avrebbero riaperto l’antico monastero del SS Salvatore chiuso nel 1860 per l’imperversare delle leggi di soppressione.
La prima postulante della piccola chiesa monastica rinata è giunta a Piedimonte scendendo dal nord, da Gallarate. Poco più di vent’anni dopo, il filo rosso della Provvidenza ha riportato quella giovane comunità in Lombardia, la terra dei Longobardi, suoi primi fondatori. Si adattò a monastero un’antica villa situata alle porte di Como in Grandate. (gli atti notarili per l’acquisto furono stilati a Gallarate). In questa nuova sede la comunità crebbe e “l’abito della sposa”, la piccola cappella della villa, dedicata a S. Anna, risultò molto stretto.
Intanto giunse per la Chiesa universale il tempo di un altro concilio: il Vaticano II. La “Sposa”, secondo le indicazioni conciliari, iniziò la costruzione di una nuova chiesa, ampia, ancora con l’Eucaristia quale punto di convergenza tra lo spazioso coro delle monache e la navata riservata ai fedeli e nel 1976, il 19 settembre, con gran concorso di popolo, fu dedicata, ancora al SS. Salvatore, dal Vescovo Mons. Teresio Ferraroni,
Nel 1965, anno di chiusura del Concilio Vaticano II, a Gallarate veniva fondato, dal monastero di Ghiffa, un altro monastero di Benedettine del SS. Sacramento, accanto alla chiesa di S. Francesco.
Entrambe le comunità crebbero, fino a raggiungere il numero di 18 sorelle quella di Gallarate e di 52 quella di Grandate. Dopo aver sperimentato il tempo della fioritura, ora tutte e due le comunità stanno vivendo la stagione della povertà di forze, della diminuzione numerica. Il filo rosso della Provvidenza sta compiendo perciò un nuovo ricamo, lavorando all’unione. Con i primi mesi dell’anno prossimo, le nostre sorelle di Gallarate, rimaste in 5, si uniranno a noi per continuare insieme ad essere nella Chiesa la voce della Sposa che loda e intercede. Con gioia stiamo facendo loro spazio e con stima per il coraggio, con cui si accingono a questo passo. A voi Chiesa di Dio che è in Como, impegnata in un cammino di sinodalità, chiediamo di accompagnarci con la preghiera.

Mobirise
Grandate, la tempesta e la meraviglia delle api. Una lettera dal Monastero delle Benedettine

Mi ero accorta ieri sera (sabato, 24 luglio) che c’era qualcosa di strano che pendeva da una ex fontana nel nostro giardino, proprio fuori dalla cella della nostra sorella più anziana (90 anni) che con il caldo di questi giorni sta un po’ peggio del solito.
     La prima foto è di ieri sera. Uno sciame di api si era accasato sotto il piatto della fontana. Che spettacolo! Tutte così vicine e tutte in movimento.
Domenica – l’abbiamo visto tutti – nel pomeriggio è venuto uno di quei signori temporali…
Anzi, temporale è un diminutivo, perchè la quantità di acqua e la grandine ne hanno fatto una bomba. Il tombino che tracimava, le grondaie che debordavano…
Mi sono chiesta: “Chissà le api..!!” Poverette con un tetto voltato verso l’alto e senza nessuna protezione…
In un momento di tregua sono andata a vedere: oh! meraviglia! Delle bianche ali di cera spuntavano dal grappolo dello sciame!
La cera è impermeabile. Come un grande ombrello, vagamente a forma di cuore.
    Che lezione! Non sono scappate. Dove c’è la regina, loro rimangono. Vicine e compatte. Insieme. Senza fughe, unite, con la stabilità della pazienza si può far fronte anche al temporale con la grandine. Anche ad una bomba d’acqua.
    Domenica era la festa dei nonni. Nel dialetto di una volta le nonne si chiamavano ave. Proprio come le api.
La mia “ava Maria”, la nonna paterna, che portava ancora la gonna lunga (mondul) era proprio come un’ape: laboriosa e buona, sorridente anche se la tempesta della vita le aveva portato via presto il marito e l’aveva lasciata con 4 figli piccoli. Aveva perso un po’ la memoria, ma offriva l’acqua fresca a tutti.Sì, sì, questo monumento vivo che le api hanno costruito nel nostro giardino può essere come una cattedra: insegna.
Anche i nonni hanno la loro cattedra nella vita. Insegnano con quello che sono. Insegnano che insieme, si può far fronte anche alle più grandi contrarietà.

San Benedetto: una vita in ascolto dei segni dei tempi

Sono due le fonti scritte che ci forniscono informazioni sulla figura di san Benedetto da Norcia : il II libro dei Dialoghi di san Gregorio Magno e il Libro della Regola, dalla tradizione attribuito allo stesso Benedetto e di cui il suo biografo ne fa per primo l’elogio .
Bisogna tener presente che nessuno dei due scritti ha come scopo primo quello di tracciare una biografia del santo. Attraverso la vita di san Benedetto, san Gregorio vuole descriverlo come tipo permanente dell’uomo di Dio , che manifesta la presenza e l’azione dell’Onnipotente nella propria vita anche attraverso i miracoli, segno della virtù e della vera grandezza che è all’interno. Lo stesso si può dire riguardo alla Regola , nonostante quanto affermato da san Gregorio . Infatti, con l'aiuto del Signore, san Benedetto vuole occuparsi dell'ordinamento della fortissima e valorosa stirpe dei cenobiti e abbozza “questa Regola con l'intenzione che, mediante la sua osservanza nei nostri monasteri, riusciamo almeno a dar prova di possedere una certa rettitudine di costumi e di essere ai primordi della vita monastica” .
Scarica il pdf...

Dimensione ecclesiale dell’opera di Dio.

La preghiera della Liturgia delle Ore è la preghiera ecclesiale per eccellenza: in essa l’orante viene educato alla pluralità e quindi all’ecclesialità della preghiera Trinitaria, rivolta al Padre, per Cristo, nello Spirito . Ecco perché uno dei grandi meriti della Riforma Liturgica, messa in atto dal Concilio Vaticano II con SC , è stato quello di ridare valore alla preghiera della Liturgia delle Ore in quanto preghiera di tutto il popolo di Dio , «giustamente ritenuta tra i principali compiti della Chiesa».
Scarica il pdf...

Monastero SS Salvatore - via Giovanni Paolo II n.1 - Grandate - 22070 - Como - infobenedettinegrandate@gmail.com

Mobirise website maker - Read more